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Mela marcia


Diario


8 luglio 2006


Cosa facciamo? Ci riproviamo a riprendere in mano questo blog?

Da qualche anno a questa parte odio gli impegni e non riesco a mantenere fede alle cose che mi prometto. Più cerco di ribellarmi alle scadenze, ai doveri agli obblighi imposti dalla vita, più tendo ad assoggettarmi a nuovi vincoli, proprio com’è accaduto con questo spazio virtuale. Volevo scrivere di cose interessanti, volevo essere originale come certi bloggers, volevo , volevo e volevo MA sono stata poco me stessa e nel tentativo di piacere, mi sono imposta un altro compito. Ora ho deciso di scrivere quando mi va, quando, a casa tranquilla, posso permettermi di concentrarmi su me stessa, quando ho qualcosa di cui desidero parlare, fregandomene della grammatica e della sintassi, voglio scrivere di getto e chissenefrega se quando rileggo una parola non lega con l’altra…voglio fare così questa volta, scrivere anche solo una volta al mese, ma farlo perché lo desidero. Dunque, a questo punto emerge il paradosso: perché scrivere in internet e non su un semplice diario su cui non devo rendere conto a nessuno? Forse perché il diario mi da un senso di solitudine, invece il blog mi rende parte di una comunità, una comunità che mi piace molto, fatta di menti in ebollizione , da persone che hanno voglia di comunicare in modi diversi attraverso foto, disegni, parole canzoni…da persone che pur mantenendo la loro individualità e specificità si relazionano tra di loro, una comunità di amici con cui puoi condividere i tuoi segreti più reconditi senza poi pentirti il giorno dopo di averglieli confidati. E’ vero, forse questo potrebbe essere criticabile per qualcuno, si potrebbe obiettare che un tale discorso privilegia i rapporti virtuali rispetto a quelli “umani”, beh forse è vero, del resto cosa cè di male nell’affermare  che il raccontarsi ad uno o più sconosciuti ti permette di essere totalmente sincero? D’altra parte non è forse per questo motivo che molti (tra cui la sottoscritta) pagano fior di soldi per confidarsi con uno sconosciuto? Con questo non voglio assolutamente sminuire il lavoro degli psicologi e degli psicoterapeuti, se non fosse stato per la mia dolce dottoressa forse ora sarei ancora qui ad avere paura che ci sia qualcuno alle mie spalle, oppure a soffocarmi in metropolitana sentendomi avvampare di calore dalla testa ai piedi oppure ancora raggelandomi alla sola vista di una persona strana (e vi assicuro che milano ne è piena), e vi assicuru che potrei andare avanti per diverse riche, ma, cè da dire anche, che certi principi della stessa psicoterapia, se non erro, affermano proprio che parlare fa si che ci si renda conto del problema, ed analizzandolo, sviscerandolo ed esaminandolo,  lo si capisce e forse lo si risolve.

 

Il mio tempo per oggi è scaduto, sono ritornati i miei dal cinema ed è nuovamente impossibile concentrarsi.

 

Ci si legge tra un mese? Magari si, nel frattempo vi lascio in compagnia di una fantastica foto di Patrick Demarchelier





permalink | inviato da il 8/7/2006 alle 0:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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